Antonio Hidalgo

Quest’anno hanno offerto un approccio di squadra nell’aiutare cavalli e cavalieri a raggiungere i loro obiettivi. Agli studenti è mostrato come sviluppare un atteggiamento proattivo, che mantiene i cavalli freschi mentalmente, in forma fisicamente ed in grado di voler lavorare come un vero partner. Ogni corso include una valutazione sulle condizioni generali del cavallo, che comprende la cura dei piedi ed un controllo dell’attezzatura (sella e finimenti).

I corsi del 2018 in Italia, Francia, Spagna e Svezia, offrono l’opportunità di un nuovo livello di apprendimento che è destinato ad agevolare i cavalieri con l’ambizione di aumentare la partecipazione del cavallo nel raggiungimento del risultato.

“Sono passati i giorni in cui il successo in campo di gara è ottenuto a spese del potenziale fisico e mentale del cavallo” dice Leslie Desmond “I nostri clienti sono cavalieri ed addestratori ambiziosi che affrontano le sfide in modo responsabile, ed è quanto vogliamo aiutarli ad identificare e semplificare.”

I servizi alla clientela includono:

  • Valutazione sull’abilità motoria;

  • Verifica sulle condizioni di salute dei piedi;

  • Fondamentali del lavoro a terra usando il “feel and release” per stabilire una pronta mobilità degli anteriori;

  • Sviluppo delle transizioni centrate, che combinano un assetto accurato con la velocità desiderata durante le manovre;

  • Equitazione dotata di un uso ottimale dell’equilibrio e dell’energia interiore, nonché della traiettoria visuale.

 

Il coaching, privato e di gruppo con Leslie e Antonio è disponibile per tutti gli studenti nel formato dai 3 ai 5 giorni, e tutte le lezioni di gruppo sono limitate (da 3 a 8 partecipanti) per favorire il raggiungimento di un elevato standard qualitativo.

 

Per l’apprendimento personale o per le opportunità di apprendistato contattare:

Leslie Desmond        

Tel: 0016022287612      

Email: ridewell@lesliedesmond.com      

Antonio Hidalgo

Tel: 0034629747527

Email: antoniohidalgodeltoro@gmail.com

DOMANDE E RISPOSTE

 

Se non è la sottomissione ciò che cerchi di ottenere dal cavallo, di che si tratta ?

La sottomissione non mi interessa, ciò che desidero dal cavallo è una partner. Qualcuno che ti assecondi. Le tue gambe diventano le sue. E lui si muove con te come farebbe un ballerino. Porti in cavallo in giro e lo fai muovere, in perfetta armonia. Quando disponi di un partner, puoi muovere tutte le parti del suo corpo, spalle, anche, cassa toracica, incollatura, nel modo in cui vuoi ed alla velocità che vuoi. Allora hai tutto. La differenza con la sottomissione è che questa ti ottiene il corpo, ma non la mente del cavallo. Per poter conoscere ciò che è il feeling giusto, in una data situazione – cosa che è possibile imparare – devi prestare molta attenzione a tutti i movimenti del cavallo. Le orecchie, la tensione muscolare, il suo sguardo, il suo modo di respirare …

Devi praticare il feeling che si sta creando, devi praticare la conoscenza di ciò che succede al loro interno. E ovviamente, quando ne hai la possibilità, approfitta di chi ti può svelare cosa sta succedendo in ogni istante. Allora sarà molto più facile. Un uomo di cavalli, una persona di cavalli che li ha praticati per anni, saprà dirti esattamente cosa sta succedendo e quando qualcuno ti dice ciò che significa una data cosa ed anche tu sei in grado di riconoscerla e di vederla, quando appena prima stentavi a guardare, quello fa la differenza, quello ti trasmette un buon feeling di quel momento.

Come si cambia per passare dalle tecniche basate sulla pressione ad altri generi di tecniche ?

Il cambiamento interno più importante ce l’hai quando guardi al cavallo come ad un partner e non come ad uno schiavo. Quando cambia il tuo modo di guardare al cavallo, e vedi che non è contro di te, puoi accettare il fatto che spesso le tue richieste sono molto difficili da interpretare ed esaudire.

Spesso non è chiaro il tuo modo di chiedere, oppure ci possono essere problemi e difficoltà fisiche ad eseguire quanto stai chiedendo, oppure semplicemente perché sussiste una paura di essere puniti per aver dato la risposta sbagliata. Qui è normalmente quando un metodo che fa uso di pressione comporta di usarne di più, e la stessa cosa si ha quando esiste un problema a livello fisico, che sia noto o meno al cavaliere. Se abbiamo capito che i cavalli non sono nostri schiavi, e che cercano di compiacerci al meglio delle loro possibilità, sarà difficile dare loro la colpa.

Anzitutto il cavallo va letto e capito esattamente. Solo così possiamo cambiare il nostro modo di presentare le nostre richieste sino a renderle comprensibili al cavallo, oltre che fisicamente eseguibili, e questo sarà molto spesso una questione di tempismo, perché il buon tempismo è tutto.

Buon tempismo è sapere esattamente ciò che va offerto al cavallo, mediante il complesso dei nostri aiuti, nel momento esatto in cui serve chiederlo, perché sia in grado di offrirci la risposta giusta. Il tempismo è anche più cruciale nello smettere di chiedere più che non nel chiedere.

Quando riesci a passare da un approccio basato strettamente sulla pressione ad un approccio fatto di “feel and release” è perché lo senti. Senti quanto migliori sono i tuoi risultati, e quanto migliore è la sua risposta, che sembra molto più volenterosa. Da questo nascerà, per risultati e sensazioni, il tuo desiderio di migliorare ancora di più, ed in questo, oltre al desiderio ed al tempo, è molto importante poter progredire con l’aiuto di un buon insegnante, e con la pazienza, tanta, perché i risultati non vengono dalla sera alla mattina. Serve costanza per ottenerli.

 

Come riconosce un cavallo il nostro cambiamento interiore ?

Questo accade quando il cavallo riceve da noi un comportamento più comprensibile nelle sue richieste, più preciso e più efficace, a causa della diversa consapevolezza che abbiamo acquisito.

Il cavallo automaticamente capisce che la nostra consapevolezza è mutata, quando ora facciamo attenzione a dettagli che prima avremmo ignorato.

Sia da terra, che dalla sella, la percezione di noi che offriamo al cavallo mediante un diverso linguaggio del corpo cambia totalmente, ed è allora che possiamo capire la maggior comprensione offerta al cavallo, con che la nostra connessione con lui è cambiata decisamente per il meglio.

Questo perché i cavalli istintivamente sanno leggere le persone, e sanno ciò che tu sai (o non sai) di loro, cosicché si accorgono automaticamente di ogni cambiamento in termini di pensiero, atteggiamento e prospettive nei loro riguardi, perché tutto è riflesso dal modo in cui ti presenti a loro, da come fai le cose, e da come offri loro rispetto. E se un cavallo è rispettato, si predispone a contraccambiare quel rispetto.

Solo all’inizio ci può essere confusione in noi e nel cavallo circa le nostre intenzioni, specie perché le nostre capacità di comunicazione e di movimento sono ancora da sgrossare e raffinare, dato che ciò richiede parecchia pratica. Ecco perché occorre acquisire il modo più corretto ed efficace di comunicare, lasciando perdere il resto, muovendo le parti del nostro corpo in maniera chiara e che lascia chiaramente capire al cavallo quali parti del suo corpo muovere in concomitanza.

Il cavallo sa come muoversi, e come farlo in modo atletico oppure grazioso ed elegante, a seconda dei contesti. La sfida per noi è imparare a modulare le nostre richieste di esecuzione di quei movimenti senza interferire con la capacità del cavallo di eseguirli con quella stessa qualità naturale.

L’autocontrollo, la disciplina mentale e l’accuratezza dei gesti e del tempismo, che si possono imparare da chi sa come praticarli, sono la miglior prova al cavallo che si è appreso ciò che più gli serve che noi sappiamo.

Per il cavallo, la confusione giunge nello stesso modo in cui una persona sta cercando di imparare qualcosa di nuovo, e questo può succedere in qualunque punto durante i nostri sforzi per migliorare la comunicazione con lui. Quando cerchiamo di presentargli un esercizio già conosciuto, ma con modalità più leggere o raffinate, può accadere che si mostri tanto chiaro quanto confuso, ed occorre accettare entrambe le situazioni. Le sue reazioni sono destinate a cambiare grazie a piccoli movimenti che vengono dalla nostra parte, perché è a noi che il cavallo risponde.

La parte importante di tutto questo è stabilire e consolidare il nostro desiderio di aiutarlo a riuscire, perché quando il cavallo è ripetutamente corretto, la sua fiducia e disponibilità a collaborare scemano. Il momento più importante è poter riconoscere il tentativo, a prescindere dal risultato, perché solo se il cavallo vede che il suo tentativo di rispondere è stato notato non perde il desiderio di tentare ancora, sentendosi nella giusta direzione. “OK, è questo che volevo. Non esattamente questo, riproviamoci ancora un po’ finché un giorno avremo la sensazione di esserci intesi davvero”.

I cavalli ci provano. E ci provano davvero tanto, anche quando facciamo qualcosa di sbagliato e che va contro quello che stiamo in realtà chiedendo, aumentando la loro confusione. Quando le nostre capacità migliorano, ecco che le cose vengono prima e più fluide, e loro capiscono al volo, anche se ciò dipende da quelle piccole variazione del “come”, del “quando” e del “dove”, che appartengono ai piccoli dettagli del “feel” che però fanno la differenza, e consentono al cavallo di trasmettere il nostro messaggio, passando dalla sua mente, al suo corpo.

 

Un cavaliere affermato quali motivazioni ha per avvicinarsi a questo approccio ?

Nessuno può aver raggiunto certi livelli senza aver già fatto un gran buon lavoro col cavallo. E tuttavia può avere consapevolezza di quanto ancora può essere aggiunto, se si raggiunge una dimensione più profonda in cui con ancor più leggerezza da parte nostra il cavallo risponde con ancor più accuratezza e con piena energia, in modo spontaneo e naturale.

E può non essere questione di cambiare nulla, bensì di aggiungere, per puntare a questo diverso genere di risposte, che si tratti di una semplice volta, di una mezza fermata o di una pirouette. Ci sono accorgimenti che portano ad una miglior performance.

Una percentuale crescente di cavalieri, ad ogni livello ed in ogni parte del mondo, sta cominciando a parlare di utilizzo del “feel”, ed è interessata a come funziona. E’ qualcosa di cui la gente di cavalli ha sentito parlare ed è consapevole. Si discute dell’effettivo valore, rispetto alla capacità di cambiare la qualità del rapporto nel binomio.

Molti sono curiosi, fanno ricerche ed esperimenti per vedere come questo li può aiutare col loro cavallo. Molti di essi ci arrivano a causa di un cavallo con cui hanno fallito, ricorrendo alle soluzioni più estreme e non immaginando i motivi del fallimento. Alcuni di essi si sono fatti seriamente male, prima di arrivare a concludere che quel metodo non era lo strumento adatto alla soluzione del problema che avevano. Triste da dire, è spesso la disperazione, la consapevolezza di non avere altri mezzi, a spingere la gente verso un approccio radicalmente diverso, di cui si sarebbe anche fatto a meno se non fosse stato per quel particolare problema.

Altri cavalieri non sono nemmeno consapevoli di ciò che non sta funzionando; fanno le cose alla loro maniera come è stato loro insegnato e come hanno fatto per anni, più o meno raggiungendo i risultati desiderati, o accontentandosi di andarci vicino. Considerano “normali”, come se fossero obbligate ed inevitabili, certe situazioni di rifiuto del cavallo che normali invece non sono affatto, come certe difficoltà di manovra dalla sella o nel caricamento sul trailer, per il semplice fatto che ancora prima il cavallo non sia in grado di essere portato alla lunghina e di seguire una redine diretta.

Alla richiesta di voltare a destra, il cavallo scarroccia a sinistra. E’ difficile da fermare. C’è da mandarlo ogni volta, perché è pigro, usando le gambe tutto il tempo. Poi c’è da tirare con tutte le forze perché non va indietro. Oppure, posto che non vuole salire sul van, è normale che ci vogliano tre o quattro persone dotate di longe, fruste, secchi di pietanza e quant’altro espediente.

Oppure il semplice montare in sella, che ad alcuni richiede la presenza di un paio di aiutanti, uno che tiene il cavallo e l’altro a cui dare la gamba. Questa routine diventa scontata e normale, che non si prova ad immaginare un contesto diverso in cui ottenere dal cavallo collaborazione, fermo alla staccionata mentre la persona monta. Si accetta il compromesso per pigrizia, paura, incapacità di uscire dalla propria comfort zone, investendo tempo e soldi per una qualità migliore del rapporto.

Chi desidera un cavallo leggero, che sia pienamente rispettoso, pur avendo piena fiducia, di noi, e che ci venga appresso, può essere condotto a questo traguardo nella comunicazione mediante l’uso del “feel”. Che può richiedere meno tempo di quanto normalmente si pensi. La maggior parte delle persone è convinta infatti di non avere abbastanza tempo per inserire questa dimensione nel loro rapporto col cavallo. In realtà si tratta di riempire lo stesso tempo (o quantomeno diverse porzioni di esso) con contenuti diversi. Ecco qualcosa su cui riflettere.

Una diversa presentazione può rivelare quanto è veloce il cavallo nella comprensione, e può anche mostrare al cavallo il rispetto che si è pronti a dare ma che si desidera ricevere. Non solo, questo lo aiuta ad offrire uno spostamento tanto più leggero degli anteriori. Questa è una strada semplice per verificare la traduzione pratica della teoria. Un osservatore attento comprende che la leggerezza degli anteriori, nel movimento in avanti come in generale, è raggiunta lavorando da dietro, in una posizione che è possibile assumere anche da terra, posti di fianco al cavallo.

Ma non dove comunemente ci si piazza, privandolo di una fetta rilevante di campo visivo, bensì dietro al gomito, all’altezza quindi di dove si è una volta in sella, se non addirittura paralleli al posteriore. Stare così indietro ha uno scopo. Fin dalla nascita il puledro riceve segnali dalla madre, che col muso e coi denti spinge e guida il puledro, anziché avere a che fare con la sua testa.

Ecco perché è più naturale per il cavallo ricevere guida da quella posizione rispetto al suo corpo, all’altezza delle anche, che non all’altezza delle spalle, per quanto questo possa apparire pericoloso.

Questo è il modo in cui il puledro apprende dalla madre, ricevendo impulso che tende a fargli muovere i piedi. Dopodiché c’entra anche la direzione da prendere, ed anche questo viene trasmesso in quel particolare contesto dai segnali della madre, come avviene anche mentre lo sta allattando. Possiamo apprendere molto da questi esempi, sfruttando i fondamenti che la madre ha gettato sin dall’inizio.

Le persone, all’opposto, concentrano la socializzazione e la comunicazione tutte sulla testa, sugli occhi, sul collo, e così anche gravando sulle spalle, finché è facile che il cavallo inizi a spingere, fino a travolgere.

Ecco perché occorre che il cambiamento di posizione e di prospettiva avvenga con l’aiuto di qualcuno che che lo pratica normalmente, e che lo può spiegare e quindi dimostrare, cavallo per cavallo, onde far capire come opera questo approccio così lontano e rispettoso della testa e degli occhi.

 

Parlando di rispetto …

Che si tratti di rispetto verso le persone o verso i cavalli, questo ha inizio dall’essere per primi rispettosi, e dal dimostrare rispetto verso l’altro. Il rispetto dimostrato attira rispetto, senza che c’entri o sia necessaria la sottomissione, quanto piuttosto la comprensione dell’altrui punto di vista, nonché il bisogno di stabilire una connessione reciproca che sia corretta per entrambe le parti. Il cavallo ci lascerà capire se ci rispetta o meno.

Una volta che ci siamo resi comprensibili, il cavallo vorrà stare con noi e vorrà compiacerci. Il suono della nostra voce anticiperà nella sua mente - e lo preparerà per - un’esperienza migliore, grazie al rispetto che sa di poter ricevere da noi, e con i migliori risultati che ci arriveranno grazie alla sua diversa predisposizione.

Ciò che in alternativa accade, con un modo più crudo di offrire un condizionamento in cui si presentano punizioni e timori connessi al rapporto, può indurre molti cavalli a chiuderci mentalmente fuori. Se non possono evitare di cedere col corpo, non cedono con la loro intelligenza, e certo non con l’anima.

 

E a proposito di magia …

Non c’è nessuna magia in verità. E non c’è nessun trucco. E’ solo una questione di imparare il “cosa” il “quando” e il “dove”. Cosa fare, quando farlo, e dove dirigere il proprio focus.

Una volta che lo si è imparato, lo si può applicare in ogni momento ed in ogni situazione, e le cose vanno in un altro modo, quello giusto. A volte può sembrare che uno non abbia fatto nulla, e da qui la sensazione della magia, solo a causa dei dettagli che non si sono percepiti da parte dell’osservatore, perché hanno a che fare con lo spostamento del corpo da un piede all’altro, oppure con lo stare più ritti in piedi, o cambiare la direzione verso cui si indirizza la propria energia, o cambiare i propri stessi pensieri sul modo di percepire la situazione da parte del cavallo.

Queste piccole cose contano per il cavallo, tanto da poter alterare il suo modo di reagire. Le chiamiamo “piccole particelle di feel” ma che possono grandemente influenzare ciò che il cavallo può fare con te e per te, oppure no.

© 2019 Diamond Lu Productions LLC